Tesi di laurea

con il prof. Greco

 

Attuale offerta di argomenti di ricerca

per tesi di laurea

 

 

Dai riferimenti sottostanti sarà possibile scegliere l’argomento della tesi consultando i relativi riferimenti bibliografici.

Non viene fatta, in linea di massima, una diversa offerta per le tesi e per le tesine in quanto uno stesso argomento potrebbe essere svolto a diversi livelli di approfondimento.

La pagina è in aggiornamento. Saranno aggiunti altri argomenti.

Per altri argomenti e approfondimenti su quelli qui proposti, consultare la pagina delle attuali ricerche del Laboratorio.

 

Le migliori tesi di laurea

Argomenti già assegnati

 

Istruzioni diagrammatiche

Livelli di spiegazione nelle scienze del comportamento

Psicoterapia e sistemi dinamici

Deprivazione semantica

Personalità: persona e situazione

Validità dei test di personalità

Il passaggio di consegne al cambio turno

Il controllo attivo dello stimolo

Embodiment e apprendimento

Zero, negazione, assenza

L’ “avarizia cognitiva”

Non solo vista e udito: ricerche sugli altri sensi

Approccio ed evitamento

La memoria prospettica

Metodi cognitivi applicati alla ricerca clinica

Uso di diagrammi nella soluzione di problemi aritmetici

Ricerche psicologiche sugli Emoji

Validità dei test di personalità

Linguaggio per sè e linguaggio per gli altri

Come il linguaggio influenza le emozioni

Altri argomenti

 

Istruzioni diagrammatiche

Un filone che potrebbe essere approfondito da una tesi sperimentale – perchè già iniziato in passato nel nostro laboratorio – riguarda in che modo comprendiamo (o non comprendiamo) le istruzioni di montaggio di oggetti (mobili svedesi, kit di vario genere).

 

Livelli di spiegazione nelle scienze del comportamento

Tesi adatta a studenti di filosofia. La tesi potrebbe prendere spunto dal numero speciale di Frontiers in Psychology (2015) dedicato ai livelli di spiegazione delle scienze cognitive, in cui compaiono 10 articoli. Il punto di partenza è la classica tripartizione di Marr, che distingueva il livello semantico o computazionale (“che cosa”), quello simbolico o dell’algoritmo (“come”) e quello dell’implementazione (realizzazione fisica). Altre suddivisioni dell’architettura cognitiva sono state proposte da altri autori come Newell, Pylyshyn, Anderson. Alcune domande che si possono porre riguardano: questi livelli di spiegazione sono autonomi? il riduzionismo è una strategia soddisfacente? quali vincoli si possono porre ai livelli più alti e più bassi perchè le spiegazioni siano soddisfacenti sia per il comportamento che per i processi neurologici? (vedi l’introduzione di Boccignone e Cordeschi, 2015)

 

Psicoterapia e sistemi dinamici

La psicoterapia è una situazione in cui delle persone interagiscono. La tradizionale prospettiva “clinica” riguardante questa interazione può essere integrata da nuove prospettive. In particolare quella dei sistemi dinamici, che adotta un approccio olistico, che considera cioè tutte le variabili in gioco nel processo (ad es. sensazione, comportamento, affettività, pensiero, linguaggio), e dipendente dal tempo. Se si considerano tante variabili, si può parlare di sistema psicoterapeutico. Questo approccio mette in discussione i princìpi epistemologici alla base dell’interpretazione nella psicoterapia (in particolare la linearità: prima i fatti, poi l’interpretazione) e considera importante il concetto di embodiment, cioè rivaluta il ruolo del corpo nel rapporto e nella comunicazione psicoterapeutica. Questi princìpi sono alla base di un numero speciale di Frontiers in Psychology (Dynamic systems theory and embodiment in psychotherapy research. A new look at process and outcome, 2015) da cui si può partire per ulteriori approfondimenti.

 

Deprivazione semantica

Il concetto di “deprivazione semantica” è stato coniato più di vent’anni fa (Greco, 1997) per riferirsi a una situazione sperimentale creata nel nostro laboratorio, in cui i soggetti non sono privati di stimolazioni – come nella classica deprivazione sensoriale – ma del “senso”. Tale paradigma, che aveva portato a interessanti conclusioni, potrebbe essere ripreso con tecniche più raffinate e differenti variabili. Sarebbe possibile variare, ad esempio, gli stimoli intervenienti dotandoli di diversi gradi di significato, e usare come variabili dipendenti più cognitive come il tipo di valutazione.

 

Personalità: persona e situazione

Le variabili che da sempre entrano in gioco negli studi sulla personalità sono da sempre la persona e la situazione. Ora ci sono nuove ricerche, che usano particolari metodi statistici, sull’interazione tra persona e situazione. Ad es. Lakey 2016.

 

Validità dei test di personalità

I test di personalità fanno riferimento a “tratti” o “disposizioni” interne degli individui, come ad esempio i cinque grandi fattori (Big5). Tuttavia sono stati avanzati dei dubbi sulla validità di costrutto di tali test, nel senso che non è così chiaro che cosa davvero misurino questi test. Boag (2015) ha sostenuto che questi tratti sono reificati e che si scambia un comportamento per una qualità dell’individuo. Un’analisi epistemologica di che cosa voglia dire “tratto di personalità” sarebbe dunque interessante. E’ anche stata recentemente pubblicata una rassegna di articoli sul concetto di “tratto” sul Journal of Personality (vol.86 n.1, Feb.2018).

 

Il passaggio di consegne al cambio turno

La situazione di “passaggio delle consegne” tra medici o infermieri è molto frequente in tutte le attività che richiedono una presenza costante di personale, come è ovvio nel contesto sanitario. Il cambio turno (hand-off) pone problemi di comunicazione in un momento critico che è spesso causa di gravi errori. I tentativi più semplici e ovvi di affrontare il problema consistono nello stabilire dei protocolli standardizzati di passaggio delle informazioni, ma anche di simulazione della situazione in condizioni “virtuali”. Il tema richiede tuttavia anche uno studio riguardante quali aspetti della comunicazione possano essere implicati, ad esempio aspetti semantici o pragmatici, quali presupposizioni o inferenze vengano compiute, quali altri aspetti psicologici e cognitivi siano in gioco.

 

Il controllo attivo dello stimolo

In alcuni paradigmi sperimentali, come l’apprendimento di coppie associate o la scoperta di concetti, a volte si forniscono ai soggetti gli stimoli da elaborare, altre volte si consente loro di sceglierli attivamente. La possibilità di scegliere, di controllare attivamente lo stimolo, facilita o ostacola? Una ricerca fatta molti anni addietro (Greco, 1982) mostrava che in alcuni casi facilita (ad esempio nella memoria di coppie associate) altre volte (come per i concetti) sembra ostacolare. Sarebbe interessante ripetere questa ricerca.

 

Embodiment e apprendimento

Ricerche recenti hanno mostrato che si apprende meglio se durante l’apprendimento si compiono gesti significativi (Chun-Hung, 2018; Shakroum, 2018). Sarebbe interessante svolgere una ricerca empirica con l’uso del Kinect (cioè uno strumento del nostro laboratorio che collegato al computer consente di registrare i movimenti del corpo) per indagare sulla relazione tra apprendimento e movimenti compiuti.

Si veda anche:

Xing Q, Rong C, Lu Z, Yao Y, Zhang Z and Zhao X (2018) The Effect of the Embodied Guidance in the Insight Problem Solving: An Eye Movement Study. Front. Psychol. 9:2257. doi: 10.3389/fpsyg.2018.02257

 

Zero, negazione, assenza

Il concetto di zero, così come quello di negazione e di assenza, sono concetti difficili da rappresentare e richiedono uno sforzo cognitivo elevato. Interessante fare una rassegna delle varie posizioni, di analogie esistenti nella letteratura riguardante questi diversi concetti.

Sul concetto di zero (e bibliografia) v. Rinaldi 2016 – Nieder, 2016.

C’è un “negativity bias” per cui si tende a dare maggior peso agli eventi negativi: Rozin 2001. Per la storia del concetto vedere anche Taylor 1991 e relativa bibliografia, sulla “mobilizzazione” di risposte speciali (asimmetriche) agli eventi negativi.

Risposte negative ma anche positive in condizioni di conflitto cognitivo: Schouppe 2015.

Come sono rappresentati i fatti negativi nel ragionamento? vedi Schroyens 2001

Molto interessante una simulazione con reti neurali del concetto di negazione (Huette 2012) che mostra che non è necessario un operatore logico simbolico ma una “traiettoria in uno spazio di simulazione percettiva”.

Sul concetto di “negazione” vedi Negation. A Notion in Focus, H. Wansing (ed), de Gruyter Verlag, Berlin/New York, 1996.


Riferimenti bibliografici:

* Nieder, A. (2016). Representing something out of nothing: The dawning of zero. Trends in cognitive sciences, 20(11), 830-842.

* Rinaldi, L., & Girelli, L. (2016). A Place for Zero in the Brain. Trends in Cognitive Sciences, 20(8), 563–564. http://doi.org/10.1016/j.tics.2016.06.006.

* Rozin, P., Berman, L., & Royzman, E. (2010). Biases in use of positive and negative words across twenty natural languages. Cognition and Emotion, 24(3), 536-548.

* Schouppe, N., Braem, S., De Houwer, J., Silvetti, M., Verguts, T., Ridderinkhof, K. R., & Notebaert, W. (2015). No pain, no gain: the affective valence of congruency conditions changes following a successful response. Cognitive, Affective, & Behavioral Neuroscience, 15(1), 251-261.

* Schroyens, W. J., Schaeken, W., & Ydewalle, G. D. (2001). The processing of negations in conditional reasoning : A meta-analytic case study in mental model and / or mental logic theory reasoning : A meta-analytic case study in, 6783(May). http://doi.org/10.1080/13546780042000091.

* Taylor 1991 Asymmetrical effects of positive and negative events: The mobilization-minimization hypothesis. Psychological Bulletin, Vol 110(1), Jul 1991, 67-85.

* Voorspoels, W., Navarro, D. J., Perfors, A., Ransom, K., & Storms, G. (2015). How do people learn from negative evidence? Non-monotonic generalizations and sampling assumptions in inductive reasoning. Cognitive Psychology, 81, 1–25. http://doi.org/10.1016/j.cogpsych.2015.07.001

 

L’ “avarizia cognitiva”

Il concetto di “avarizia cognitiva” (cognitive miserlinesss) è stato oggetto di numerosi studi negli ultimi 50 anni. Quando siamo impegnati in un compito, tendiamo a realizzare un compromesso tra l’efficienza e lo sforzo richiesto. Spesso accade che avremmo le risorse per risolvere un problema ma esse richiedono un dispendio che non siamo disposti ad accettare. Quindi siamo degli “avari cognitivi” (cognitive miser) perchè tendiamo a usare il minimo possibile di risorse, a risparmiare il più possibile lo sforzo cognitivo. Un recente articolo (Stanovich 2018) può essere il punto di partenza per una ricerca su questo concetto.

 

Non solo vista e udito: ricerche sugli altri sensi

La maggior parte delle ricerche di psicologia cognitiva riguardano la vista e l’udito. Ma esistono ricerche sugli altri sensi, in particolar modo sul tatto e sull’olfatto. Questa tesi potrebbe fare il punto su questi nuovi filoni (vedi ad esempio questa bibliografia).

 

Approccio ed evitamento

Una delle principali dimensioni su cui valutare le nostre risposte agli stimoli è quella dell’approccio ed evitamento. Si tratta di dimensioni della motivazione, connesse al fatto che agli stimnoli viene attribuita una “valenza”: secondo questa prospettiva, il comportamento sarebbe diretto verso eventi positivi o desiderabili e tenderebbe ad allontanarsi da eventi negativi o indesiderabili (Elliot & Covington, 2001). Ci sono molte ricerche che collegano questa valenza degli stimoli e il conseguente comportamento di approccio o evitamento a manifestazioni corporee (nella prospettiva dell’embodiment). La tesi potrebbe fare una rassegna dello stato attuale di queste ricerche empiriche.

 

La memoria prospettica

Viene chiamata “memoria prospettica” quella funzione psichica che ci consente di “ricordarci” di fare qualcosa in futuro, anziché richiamare alla mente fatti del passato. Si può tuttavia discutere se esista davvero una tale forma di memoria o non si tratti piuttosto di una funzione che implichi esclusivamente l’attenzione. La tesi di laurea potrebbe fare una rassegna della letteratura su questo argomento per chiarire se tale interpretazione non sia preferibile.

 

 

Metodi cognitivi applicati alla ricerca clinica

Molti concetti che sono frutto della ricerca in psicologia cognitiva hanno applicazione per la ricerca sui correlati cognitivi della psicopatologia e gli psicologi cognitivi usano spesso dei compiti di laboratorio con popolazioni cliniche per estendere e testare le teorie clinicamente rilevanti. Ad esempio, molti compiti studiati in psicologia dell'attenzione (Stroop, Posner) o nella psicologia dei processi impliciti hanno rilevanza clinica. Un esempio è il dot probe task. Un volume di qualche anno (Wenzel & Rubin, 2005, Cognitive methods and their application to clinical research, disponibile per la consultazione) fa faceva il punto su queste ricerche. Prendendo spunto da questo, la tesi potrebbe contemplare le ricerche più aggiornate.

 

Uso di diagrammi nella soluzione di problemi aritmetici

Esiste un'ampia letteratura riguardante i processi cognitivi nella soluzione di problemi aritmetici. In particolare la tesi dovrebbe concentrarsi sulle rappresentazioni che usano diagrammi. Queste rappresentazioni non parlano da sole, ma bisogna avere delle chiavi di interpretazione. Si potrebbero riprendere delle nostre ricerche (vedi Greco, 2008; 1998; 1996; 1994).

 

 

Ricerche psicologiche sugli Emoji

Per una rassegna bibliografica si può partire dall'articolo di Bai et al. (2019).

 

Validità dei test di personalità

I test di personalità fanno riferimento a “tratti” o “disposizioni” interne degli individui, come ad esempio i cinque grandi fattori (Big5). Tuttavia sono stati avanzati dei dubbi sulla validità di costrutto di tali test, nel senso che non è così chiaro che cosa davvero misurino questi test. Boag (2015) ha sostenuto che questi tratti sono reificati e che si scambia un comportamento per una qualità dell’individuo. Un’analisi epistemologica di che cosa voglia dire “tratto di personalità” sarebbe dunque interessante. E’ anche stata recentemente pubblicata una rassegna di articoli sul concetto di “tratto” sul Journal of Personality (vol.86 n.1, Feb.2018).

 

Linguaggio per sè e linguaggio per gli altri

Alcuni anni fa abbiamo svolto una ricerca per indagare sulle differenze tra il linguaggio comunicativo, rivolto agli altri, e quello che serve a regolare il pensiero, rivolto a se stessi. Vorremmo ora riprendere e aggiornare quella ricerca. Sarebbe tra l’altro possibile considerare il legame di certe parti del discorso con determinati aspetti di personalità e condizioni psicopatologiche. Infatti ad esempio è stato trovato di recente che le persone depresse tendono ad usare più spesso pronomi e aggettivi in prima persona singolare (io, mio…) , oppure che usano meno termini causali (perchè, ma…) (Vedi lavori di J.W.Pennebaker).

 

Come il linguaggio influenza le emozioni

Una tesi compilativa potrebbe fare una sintesi di alcune ricerche recenti su questo argomento (vedi questo numero speciale di Affective Science):

https://link.springer.com/article/10.1007/s42761-021-00049-7

 

Altri argomenti

 

Analisi dei concetti di "scopo", "intenzione", "credenza", ecc.

Concetto di intenzionalità in filosofia e scienze cognitive